venerdì 30 marzo 2007


Avevo appena finito di cenare, mi stavo gettando sul divano per rilassarmi, quando squilla il citofono. Rimango per un attimo con una mano sul divano e un piede in aria. Rispondo. Apro. E’ quella rompicoglioni di Debby, che vorrà mai a quest’ora di relax? La accolgo con un espressione da punto interrogativo, lei è affannata.
“Che cazzo ci fai da queste parti?”.
“Devi farmi un piacere” mi fa con occhi misericordiosi “Devi accompagnarmi alla presentazione di un corso, ti prego! Non farmi andare da sola!!”.
Senza neanche chiederle spiegazioni mi infilo il giubbotto, prendo lo spino che mi stavo per fumare e usciamo.
“Di cosa si tratta?” le chiedo con il fumo in gola.
“Sul volantino c’era scritto ‘Corso di sesso ad innesto per sole donne’ e mi sono incuriosita, a farlo è una tizia dell’America….”.
“Eh?! Ad innesto? E che roba sarà? Ah! Sono pazzi questi americani!”.
Arriviamo in una specie di palestra, piena di specchi, c’è già della gente seduta a terra, ci sediamo anche noi. Al centro dello stanzone c’è un tavolino sul quale si vedono alcuni oggetti, tipo un martello, una penna stilografica, un archetto da violino….ecc.
Mentre ci guardiamo in giro, ecco che fa il suo ingresso una donna di mezz’età vestita da groupie anni ’60, scortata da un’altra donna di mezza età, anch’essa vestita in modo eccessivo.
“Sono contenta di vedere così tante donne stasera” esordisce con un marcato accento americano “Questo corso è per tutte quelle donne che vogliono godere e far godere”.
Ogni tanto si sente qualche risatina.
“Guardatevi intorno” continua la donna “osservate gli oggetti che vi circondano, loro sono vostri amici, hanno un’anima e sono fatti per soddisfare dei bisogni. Se poi uno di questi oggetti, ad esempio questo martello è maneggiato da un uomo aitante….è ancora più attraente!”.
Ma dove vuole arrivare questa qui? Mi chiedo, sembra una pervertita quando tiene in mano qualcosa, mah!
Intanto continua il suo discorso a cantilena “Questi oggetti potrebbero diventare parte integrante di voi. Se voi infilate ad esempio questa (penna stilografica) nella vagina, con l’esercizio che vi insegnerò in questo corso proverete un piacere che normalmente non proverete mai e in più lo farete provare al vostro partner”.
“Facendo sesso con una penna stilografica dentro?!” chiede una tra la folla.
“Certo, l’oggetto procurerà un piacere esageratamente stupendo!” risponde la donna chiudendo gli occhi, come a simulare quell’orgasmico piacere.
Io mi guardo in giro, molte donne hanno un espressione schifata, altre incuriosite, altre ancora di sgomento. Scorgo anche una ragazza abbastanza giovane che guarda con attenzione la sua penna. Forse stasera proverà l’esperimento…
Guardo anche Debby che, seduta accanto a me non prolifera parola. Le faccio cenno di andarcene, acconsente.
Verso l’uscita c’è un altro tavolino sul quale sono sparsi i volantini di quel corso. Ne prendo un po’, sono adatti per fare i filtri, poi leggo il nome della donna americana: Laurel Fishman.
Non credo ci torneremo mai in quel covo di matte!!

martedì 27 marzo 2007

Piove, piove e strapiove, sull’asciutto e sul bagnato.
Rincoglionimento e tristezza si alternano a fastidio e ansia.
Il sole è solo una visione lontana.
Prendo l’autobus, uffa, affollato, bagnato, ingombrato da ombrelli e nervosismo.
Dentro c’è tanto grigio, fuori anche, mi sembra di vedere tutto in bianco e nero!
Mi soffermo a guardare le goccioline che scivolano sul vetro del finestrino; seguo le scie poi l’agglomerarsi di trasparenze materiche che poi ancora si lasciano scivolare giù, la musica nel padiglione auricolare sembra accompagnare quei movimenti sinuosi ed io mi lascio ipnotizzare.
Qualcosa però mi distrae, sono entrati dei signori con la faccia di chi sa quello che vuole, li seguo con lo sguardo. Stanno chiedendo i biglietti!! Cazzo, non sembravano controllori! Il cuore comincia a pulsare velocemente sangue che piano piano diventa più caldo ed io mi sento improvvisamente infuocata.
Cazzo, questa volta mi beccano, mi è andata liscia troppe volte, sembrano pure cattivi!
Cosa mi invento? Faccio finta di cercare il biglietto e poi cadendo dalle nuvole dico: ”L’ho perso”? No, non funziona….
“La macchina si è ingolfata….l’ho dovuta lasciare per strada e ho preso al volo quest’autobus….non ho nemmeno un soldo con me!”.
Oppure: “Mi hanno rubato il portafogli!! Dentro avevo l’abbonamento!!”.
Non mi viene proprio niente di credibile, cazzo!!
Ecco, l’autobus si sta fermando, scendo qui! Fino a che non si apriranno queste porte io rimango senza fiato, mi aspetto da un momento all’altro che uno di loro, con la faccia da ispettore mi chieda: “Biglietto prego!”.
Il tempo sembra aver rallentato il suo ritmo, molto lentamente ci accostiamo, molto lentamente ci fermiamo, le porte rimangono ancora chiuse a lungo e quell’uomo è troppo veloce. Molto lentamente si aprono quelle maledette porte!
Sono salva! Niente multa!
L’aria fresca fuori mi riporta alla normale temperatura e velocemente sale attraverso un brivido ghiacciato. Bbrrrr!!
Sono scesa ben quattro fermate prima!! Ora mi tocca tornare a piedi sotto la pioggia ma…non avevo scelta, avrei pagato…quanto avrei pagato di multa? Una quarantina di euro? Boh!
Vabbè, almeno ora sono più rilassata.
“Signorinaaa!! Signorinaaa!!” qualcuno mi sta chiamando!! No!! Spero non sia il controllore che mi ha seguita!
Mi volto lentamente, quasi ad occhi chiusi….”Signorina, le è caduto questo!”.
“Oh, la mia agendina, grazie!”.
Uff! Non devo spaventarmi per nulla!
Apro l’agendina e dentro, ben piegati trovo quaranta euro! Non posso tornare a casa!! Questo è un segno!
Casualmente sono scesa alla fermata della stazione….
Dove posso andare con quaranta euro? Scappo!
Ma quaranta euro non mi portano lontano!!
In quel momento guardo un tipo….sembra uno gigolò….quasi quasi….

mercoledì 21 marzo 2007


Mi sveglio dopo un incubo, sono infreddolita. Ho dormito tutta la notte su una panchina!! Il sole mi acceca e sento subito il suo calore sul viso.
Non ricordo come mai mi trovo su questa panchina, so solo che ho vagato tutta la notte sotto una luna triste.
Rimango rannicchiata a godermi questo sole e intanto cerco di scavare nei miei ricordi di ieri notte.
Ho vagato, stretta nel mio cappotto, cercavo risposte che da sola non sono riuscita a rispondere. Il vento incideva il mio viso che, tra i capelli cercava di difendersi.
I pensieri si insinuavano nella mia testa come una violenza ed io stavo sempre peggio, poi stremata, mi sono accasciata su questa panchina.
Ora sto peggio di ieri perché non ho risolto nulla, perché non ho trovato le risposte che cercavo.
Una signora si ferma davanti a me con un sorriso di compassione, a terra, davanti ai miei piedi getta un euro, poi va via.
Mi avrà forse presa per un barbone?! Che faccia avrò?
Guardo dall’alto quella moneta, come se non me ne importasse nulla.
Assorta nella mia solita solitudine, piombo all’improvviso nell’ombra, alzo gli occhi e di fronte a me c’è un tizio che mi guarda con sorriso bonario.
Senza dire una parola si siede accanto a me.
Rimaniamo in silenzio a guardare la luce che accentua il paesaggio, tutto sommato qui si sta bene. Sospiro respirando quella piacevole brezza primaverile e…mi sento meglio, più serena.
Il tipo che mi siede accanto si gira verso di me e sorridendomi va via. Io lo seguo con lo sguardo fino a quando non scompare.
Sto meglio!
Sulla panchina c’è un foglietto piegato!! Il tizio l’avrà perso! Lo cerco con gli occhi ma è sparito. Guardo quel foglietto nelle mie mani, poi lo apro incuriosita.
“Combatti l’altra te stessa, non aver paura. L’anima è una sola. La vita anche.”
Scoppio in lacrime. Odio le guerre, anche quelle interiori ma era la risposta che stanotte stavo cercando.
Mi avvio verso casa, la mia prigione. Sarà difficile sbarazzarsi di lei.

lunedì 19 marzo 2007


Sono con mio cugino. Sto mangiando una bella bisteccona ai ferri, al sangue, come mi è sempre piaciuto.
E’ da molto che non mangio carne, non so perché.
La tagliuzzo tutta, poi la mangio. Intanto nel piatto si è formato un sughetto rosastro mischiato all’olio.
Mastico lentamente, accompagno la carne a qualche foglia di insalata.
Mastico, sento la consistenza gommosa e comincio a pensare al masticare. Mastico, mastico, è sempre più gommosa, non riesco a mandarla giù.
No! Sono in compagnia, dove la butto? Devo distrarmi! Accanto a me c’è un sacchetto di taralli, provo a buttarla giù con questi.
Il tarallo si mescola alla poltiglia gommosa e….ingoiata! Uff!
Nel piatto ho ancora cinque ritagli di carne, cazzo!! Non devo pensare a quello che sento in bocca.
Altra forchettata. Mio cugino mi parla, mi distrae, mi sta facendo pensare ad altro.
Ecco, l’ultimo pezzetto, ce l’ho fatta!
Silenzio, mastico l’ultimo boccone, mastico. Mastico. Noo!! Ci sto ripensando!!
Ho un bolo in bocca, ricordo di aver sentito questo termine a scuola, nell’ora di biologia.
Intanto questo bolo non scende, non riesco più neanche a masticarlo. Devo andare in bagno!
Con no chalance mi alzo dalla sedia, butto il tovagliolo nella spazzatura e mi reco lentamente in bagno. Appena mi chiudo dietro la porta mi viene da vomitare, mi tappo la bocca e resisto fino a quando non sono in prossimità della tazza.
Sputo schifata.
Dopo aver sospirato, con gli occhi lucidi do un’ultima guardata nel cesso e…cazzo! Il mio bolo ha la forma di un cuore che, con l’acqua sembra pulsare!
Chiudo gli occhi e tiro lo sciacquone….
Forse non dovrò più mangiare carne!

mercoledì 14 marzo 2007

Musica da viaggio mentale,
parole che si intrecciano ad immagini,
occhi che si scrutano sotto una luce fioca,
messaggi detti e letti attraverso l’energia.
L’energia in questa stanza è all’ennesima potenza tanto da sfiorarmi piacevolmente.
La mente è libera e ricettiva.
Poi un attimo di silenzio, qualcosa si spezza e la mia mente si riempie di muri e cancelli. Torno ad abitare nella torre del mio castello.
Quanto tempo ci abiterò ancora? Quanto durerà questa prigionia….voluta?
La torre l’ho costruita da sola. Solo io posso distruggerla. Ma pensare di demolire ciò che si è costruito con le proprie mani si fa fatica.
Sarò per sempre prigioniera di me stessa. Il mio unico nemico, l’orco del castello sono io.

martedì 13 marzo 2007

POLVERE: la prima forma di repulsione agli altri e alla natura.

Polvere è un nome generico attribuito alla materia suddivisa in piccolissime particelle di diametro compreso indicativamente fra 0,25 e 500 µm.
Sulla Terra, la polvere si trova nell'atmosfera e proviene da diverse sorgenti: il suolo, eruzioni vulcaniche e l'inquinamento.
La polvere che si accumula in casa è composta da polveri atmosferiche insieme a polvere generamente provocata dagli abitanti a causa di frammenti di pelle, unghie e fibre dei vestiti. Viene generalmente rimossa con l'aspirapolvere, con degli stracci, o con la scopa.
Gli acari della polvere si alimentano con i componenti organici presenti nella polvere casalinga. Le loro feci vanno ad alimentarla e possono provocare reazioni allergiche.

E' così che va il mondo, no?

mercoledì 7 marzo 2007


Rientro a casa dopo una giornata di lavoro, apro il pesante portone del mio pesante palazzo e faccio il primo scalino. Non ho sentito il portone sbattere, cerco di guardare attraverso la ringhiera e mi accorgo che qualcuno sta sbirciando dentro. Riesco a vedere solo le sue scarpe, io continuo a salire le scale ma il portone non si chiude ancora. Mah! E chi sarà? Un curioso?
Il mattino seguente, dopo i riti che precedono l’uscita, mi infilo il giubbotto, prendo il mio lettore mp3, le chiavi ed esco. Mentre chiudo la porta a chiave guardo a terra: un bottone.
Lo raccolgo. E’ il mio bottone!! Solo che….l’avevo perso due settimane fa! E com’è possibile che ora sia qui?
Esco, il sole è piacevole, mi sparo nelle orecchie un po’ di musica anche se i miei pensieri sono rivolti a quel bottone. Collego il bottone all’immagine di quelle scarpe, di quella presenza che spiava in un anonimo silenzio. Chi poteva essere colui? Centrerà con il mio bottone? Mi inoltro nel buio di immagini sfocate, cerco un viso, due occhi, cerco di ricordarmi quelle scarpe…erano nere, si, di pelle. Aveva dei jeans chiari. Poteva essere un mio coetaneo.
Scarpe di pelle nera, da ginnastica. Tutti potrebbero avere scarpe così. Sbircio i passanti, a tutti guardo le scarpe ma nessuno mi dice nulla.
Torno alla mia routine giornaliera.
Mi ricucio il bottone al cappotto.
Passa una settimana.
Torno a casa per la pausa, arrivo alla porta, cerco le chiavi nella borsa. Gli occhi mi ricadono a terra.
Noooo!! Di nuovo. Un bottone. Questa volta però è rosso! Mah….mi controllo il cappotto. Il mio bottone non c’è più! Ora comincio a spaventarmi!!
Chi mi sta facendo questo? Perché?
Ancora mille interrogativi mi percuotono, in giro non mi sento tranquilla, tutti possono essere spie argute che seguono ogni mio passo.
Intanto cosa faccio con questo bottone rosso? Lo cucio sul mio cappotto nero al posto dell’altro, ma si!
Passa ancora un’altra settimana, io non perdo mai la guardia.
Mentre in un soleggiato pomeriggio esco da lavoro per tornare a casa incrocio un tipo con un maglione rosso che cattura il mio sguardo. Sul petto ha appuntato un bottone nero….il mio bottone nero. Mi passa accanto come un dolce vento mentre il tempo sembra rallentare.
E’ già dietro di me, ed in quell’attimo capisco che è lui. E’ lui! Non l’ho guardato in faccia!!
Mi giro di scatto, ha le scarpe di pelle nera, i jeans chiari, si sta allontanando. Faccio marcia indietro, lo seguo. Lui ha appena svoltato l’angolo. Accelero il passo. Svolto l’angolo. Sparito!
Rimango immobile mentre tutto mi corre intorno. E’ svanito, si è mescolato all’aria ed il vuoto si è impossessato dei miei occhi.
L’attimo è già passato. E non ritornerà più.
Da quel giorno non è successo più nulla di sinistro. Di quell’attimo mi è rimasto un solo bottone rosso.

venerdì 2 marzo 2007

Aleeee!!!! Il tappo dello spumante salta fin su al soffitto, spuma luccicante sgorga nei bicchieri ben alti di fronte a noi.
Si festeggia.
Sul tavolo troneggia il colore: tartine guarnite di dense salsine, patatine dorate che riempiono ciotole panciute, sfoglie profumate ripiene di rosso corposo accanto ad involtini di prosciutto ben rimpinzati.
Si festeggia.
La gente è contenta perché il vino è buono, perché l’occhio (e la panza) vogliono la loro parte, si chiacchiera, si ride anche senza motivo (o semplicemente perché, ribadisco, il vino è buono).
Si festeggia.
Ma cosa?! Sono stata invitata ad una festa dai miei titolari di lavoro, senza sapere il perché si festeggia. Vabbè, forse non è una vera e propria festa, chi l’ha detto che lo debba essere?
Intanto la tavola diventa sempre meno colorata e la gente sempre più sorridente. Intorno a me occhiate ammiccanti si alternano ad altre più spiacevoli. Mi guardano tutti.
Mi metto in un angolo per passare in secondo piano. Ma cosa avranno da guardare? Avrò forse una di quelle verdurine tra i denti? Oppure avrò qualcosa che non va….mi guardo dai piedi alle tette (l’unica visuale possibile)….mah! Vorrei entrare nella testa delle persone per capire cosa vedono in me.
“Dai! Cosa fai in un angolo!! Goditi il tuo ultimo giorno!” mi dice uno mezzo ubriaco che mi prende sottobraccio “balliamo!! Balliamo!!”.
Questo è pazzo. Oppongo resistenza e gli dico che ho un callo sotto il piede che mi fa male.
Il mio ultimo giornooo?!
Mi rimetto in pista, “Scusa! Ma cosa si festeggia?” chiedo al primo che mi trovo davanti.
“E che ne so, io passavo di qui e….”.
Uffa, a chi chiedo? Mentre cerco tra la folla qualcuno di familiare che mi possa aiutare, qualcuno mi afferra per il braccio e mi costringe a seguirlo.
Non ho il tempo di chiedergli niente, mi ritrovo al centro della sala con quello che urla davanti a tutti “Discorso!! Discorso!!” e siccome devo aver avuto un’espressione di sgomento, il tipo mi spiega: “Oggi è il tuo ultimo giorno di lavoro e devi fare un discorso”.
E’ l’ultima cosa che ricordo di quella sera.
Il giorno dopo furono i giornali a ricordarmi di tutte quelle persone…

giovedì 1 marzo 2007

Uno sguardo scava in superficie,
un bacio scava nel profondo.
Nel profondo si trova l'acqua.
Ho sete.