
Veruscka aveva l’odio negli occhi. Bella. Bella ma glaciale.
Arrivò alla stazione di Bologna con uno zaino in spalla, si guardava in torno come una turista.
Guardò l’ora e si avviò alla fermata dell’autobus. Doveva andare a casa di un’amica che l’avrebbe ospitata per qualche giorno.
Intanto destava curiosità nella gente che la guardava come se fosse un altro essere. Bella, glaciale e prorompente, difficile non notarla.
Arrivò a destinazione, passò per un supermercato e comprò una bottiglia di whisky.
Fu accolta da forte entusiasmo in quella casa piccola e stracolma di roba.
Veruscka si mise comoda sul divano, accese una sigaretta e versò del whisky a lei e l’amica. Passarono un paio di ore a parlare, a raccontarsi, a ridere rumorosamente e a bere.
Poi Veruscka guardò l’ora e andò in bagno a prepararsi.
Doccia, crema, calze a rete fuxia, minigonna di pelle nera, maglietta nera scollata e aderente, tacchi a spillo, rossetto fuxia.
Un po’ barcollante diede l’ultimo sorso a quella bottiglia ormai dimezzata e uscì facendosi ingoiare dalla notte.
Accese una sigaretta, camminava e camminava con andatura sexy ma un po’ incerta.
Faceva caldo, aveva caldo.
Arrivò sotto la pensilina di una fermata d’autobus, si fermò e si sedette. Aprì la borsetta di peluche fuxia e controllò che avesse tutto con se. Accese un’altra sigaretta e attese.
Si fece rapire dai suoi pensieri. Orribili pensieri che avevano l’aspetto di orchi malefici e mostri abominevoli. La rabbia la assalì come ogni volta, ebbe ancora più caldo, si alzò e si levò la maglietta di dosso rimanendo in reggiseno.
In quel momento si avvicinò un’auto vecchiotta che si accostò a lei. Veruscka si avvicinò all’auto barcollando, appoggiò le mani sulla cappotta e si sporse al finestrino.
Era un ragazzino! Lei non sapeva cosa farsene dei ragazzini.
“100 euro per una scopata, bello” sparò lei.
“E’ troppo! E per un pompino?” chiese il ragazzino grattandosi sulla testa.
“100 euro!” sparò ancora lei con un ghigno sul viso.
“Vabbè, grazie lo stesso, ciao” e se ne andò.
La ragazza rimase in piedi camminando su e giù come se stesse sfilando su una passerella. Era vistosamente sudata, l’alcol che aveva in corpo le rallentava i movimenti.
Ecco un’altra auto. Una BMW bianca la abbagliò. Si fermò un tipo grassoccio, ben vestito.
Veruscka gli si avvicinò come una pantera, entrò nel finestrino con il busto appoggiando le mai sul sedile del passeggero.
“Hai bisogno di emozioni forti, caro?”
“Si bellezza, quanto vuoi per due ore di fuoco? Ti porto in motel.”
Veruscka lo guardò dritto negli occhi e dopo qualche secondo di silenzio sussurrò: “50 euro”.
“Salta su!”.
Si allontanarono lentamente sparendo nel buio.
La ragazza scrutava l’uomo, aveva un rolex enorme e odorava di soldi.
“Beviamo qualcosa?” chiese lei.
“Ci facciamo portare quello che vuoi in camera”.
Arrivarono al motel, ordinarono del vino bianco, presero la chiave e salirono le scale. La stanza era vuota, c’era solo un enorme letto al centro.
Veruscka andò in bagno, si asciugò il sudore con una salvietta e fece pipì.
Quando uscì l’uomo era già in mutande sul letto a sorseggiare dalla bottiglia. La donna si tuffò accanto a lui e si fece imboccare alla bottiglia.
“Come ti piace?” chiese all’uomo.
“Fammi tutto quello che vuoi”.
Veruscka lo guardò negli occhi e accennò un sorriso tagliente.
Prese la bottiglia dalle mani del grassoccio e gliela versò addosso. Cominciò a leccargli il vino per tutto il corpo. Poi lei avvicinò le labbra al suo orecchio e sussurrò: “Picchiami”.
“Oh no, questo no” rispose l’uomo con il viso inebriato di piacere.
“PICCHIAMI!!” urlò lei ubriaca.
Ci fu una colluttazione mentre lei continuava ad urlare: “Ancora!! Fammi vedere che uomo sei! ANCORA!” sembrava fuori di se.
“Strappami i vestiti! Violentami! FALLO!! FALLO!!”.
Continuarono per una mezz’ora, poi, tra affanni e gemiti di piacere, lui venne.
Si ricomposero. Veruscka aveva le calze strappate e il trucco sgualcito.
Scesero in portineria, l’uomo pagò e mentre si avviavano verso l’uscita lei urlò: “Mi hai violentata! Brutto figlio di puttana!”.
In auto l’uomo le diede i soldi e l’accompagnò alla fermata dell’autobus.
Si buttò giù dall’auto, velocemente prese il rossetto dalla borsa e scrisse sull’asfalto il numero di targa di quell’auto che lentamente se ne andava via.
Pianse. Poi prese il telefono e chiamò la polizia.
“Mi hanno violentata!! Ho il numero di targa di quel bastardo! Aiutatemi!”
Quella sera passò la notte al comando della polizia. Venne ripulita e coccolata e l’uomo della BMW venne arrestato quella stessa notte.
Vinse la causa, incassò un sacco di soldi.
Poi dopo qualche giorno ripartì. Alla stazione, nell’attesa, prese dallo zaino una cartina dell’Italia, la aprì a terra ben stesa e mise una croce su Bologna con il rossetto.
Quella cartina era piena di croci fuxia, da Ragusa a Bologna. Sembrava una battaglia navale, “colpito…affondato…”.
Ora guardava alla prossima città.
Arrivò il treno e, mentre ripartì portandosi dietro storie e anime, un uomo attraversò la stazione con una radio in spalla che trasmetteva “Vecchio Bambino” di Gino Paoli.

