
Peppe era appena uscito dalla stazione. Era arrivato in una nuova città per lavoro, ci doveva rimanere due mesi, l’alloggio era pagato dalla ditta per cui lavorava.
Si guardò in torno, fermo con la valigia in mano, poi s’incamminò. Prese un taxi e si fece portare al suo albergo.
Non era male quel posto, semplice e pulito. La sua stanza non era molto grande ma quello spazio gli sarebbe bastato, alla fine ci doveva solo dormire.
Posò la valigia, la aprì, frugò dentro, prese ciò che gli necessitava e andò in bagno a farsi una doccia. Poi uscì.
Cercò un posto dove poter mangiare. Piovigginava, il tempo era grigio e umido e lui aveva fame, non aveva molto da scegliere.
Vide una vetrina illuminata nel buio di una traversa, guardò dentro e l’ambiente sembrava accogliente, c’era poca gente, era una specie di trattoria rustica. Ci entrò. Ordinò un misto di carne alla brace e del vino rosso.
Appena si acquietò la fame riuscì a guardarsi un po’ intorno, c’era una coppia di signori di mezz’età, un altro ragazzo solo che leggeva il giornale seduto poco più avanti di lui e poi….si bloccò su una ragazza seduta allo sgabello del bar che lo fissava con un sorriso languido. Lui ricambiò lo sguardo compiaciuto. Chissà da quanto tempo lo stava fissando e lui non se n’era neanche accorto. Ad un tratto la ragazza si alzò e si diresse verso di lui.
“Come va? Ti piace la carne? Arriva fresca ogni giorno” disse lei.
“Si, molto buona infatti. Tu lavori qui?”
“Sono la figlia dei proprietari. Piacere Franci”
“Io sono Peppe, scusa se non ti stringo la mano ma è unta di olio”.
Lei sorrise e si lasciò scivolare sulla sedia accanto a lui, poi disse: “Cosa fai di bello stasera? Hai programmi?”
“No, sono arrivato in città oggi e non conosco nessuno, alloggio in albergo” rispose Peppe pulendosi le mani con il tovagliolo di stoffa.
“Perfetto! Se ti va possiamo salire da me e farci compagnia, io sono sempre sola! Tutto il giorno!”
Peppe non ci pensò molto: “Ok, mi va”. La ragazza infatti non era male, aveva la pelle bianchissima e le gote arrossate, e poi aveva un bel sorriso raggiante.
Franci non volle che Peppe pagasse il conto, gli prese la mano e lo portò con se.
Fecero una rampa di scale un po’ stretta, poi giunsero nel suo appartamento.
“Abiti con i tuoi qui?” chiese lui.
“Certo, ma i miei stanno sempre lì sotto a lavorare, lavorare, lavorare e quindi è come se avessi sempre la casa tutta per me”.
Franci fece sedere Peppe su un grosso divanone arancione e sparì per un attimo dietro una porta.
Tornò con in mano una birra e un paio di stivali da pioggia.
“Devi uscire con quegli stivali? Non piove poi così forte fuori” disse il ragazzo sorridendo.
“Ma no! Questi serviranno a te!” disse lei assumendo un espressione maliziosa “Dai che ci divertiamo”.
Peppe la guardò stupito, non fece nessuna domanda, intanto bevve a canna la birra.
Lei gli si avvicinò lentamente, si sedette sulle gambe di lui e lo baciò.
Ci fu un avvinghio di corpi che piano piano si denudavano, poi lei disse: “Come lo preferisci il preservativo? Ad acqua o profumato alla frutta?”
Lui la guardò con l’affanno e con i capelli sconvolti e rispose: “Ad acqua.”
Che doveva rispondere in quel momento? Sembrava assurda quella domanda, e allora sparò la prima risposta che gli era venuta in mente.
Lei gli passò il preservativo ad acqua e mentre lui lo indossava lei si allontanò a prendere gli stivali.
Era strano quel preservativo, sembrava che da un momento all’altro dovesse sciogliersi.
“Tieni, indossa questi e vieni con me in bagno”.
Per quanto poteva essere stupida e imbarazzante quella situazione, Peppe non riusciva a reagire, a chiedere spiegazioni, no. Si sentiva strano, gli girava un po’ la testa e si stava facendo manovrare da quella ragazza senza difficoltà.
Mentre si recava in bagno, scorse in uno specchio a muro se stesso. Era buffo, nudo con un preservativo e gli stivali verdi. Gli venne da ridere e non riuscì a fermarsi.
“Mettiti qui” disse lei guidandolo nel box doccia.
Lui continuava a ridere mentre lei con il diffusore della doccia gli riempiva gli stivali d’acqua.
Ora era proprio conciato bene. Chissà come doveva essere guardarsi da fuori in quello stato, pensava, e ora cosa gli avrebbe messo? Forse dei pesciolini rossi negli stivali?
Continuava a pensare e a ridere, intanto era lì nella doccia in mobile, completamente vittima, inerme.
Franci si era allontanata ma tornò subito con in mano dei fili. Disse a Peppe di uscire dalla doccia e di fare attenzione a non far traboccare l’acqua dagli stivali.
Peppe eseguì muovendosi lentamente, si sentiva un bradipo e l’idea di somigliare ad un bradipo in stivali lo fece ridere ancora, ma questa volta doveva trattenersi perché altrimenti avrebbe gettato l’acqua dagli stivali. Perché poi doveva stare attento a ciò? E perché stava facendo questa assurdità?
Tornò un attimo in se quando si sentì manovrare nelle parti basse. La ragazza stava facendo degli strani collegamenti con quei fili dal suo pene ormai condensato in quel preservativo fino a dentro gli stivali. Peppe riusciva a vedere una spina elettrica che penzolava sulla spalla di Franci ma era tutto così confuso.
Poi ad un tratto una scossa gli entrò nel pene, poi un’altra e un’altra. Cominciò a far muovere il bacino avanti e dietro a scatti veloci e secchi. Gli dava fastidio ma era bloccato, non poteva muoversi, le scosse lo animavano involontariamente, si sentiva il corpo senza struttura ossea, come se al posto dello scheletro avesse un imbottitura di gommapiuma.
Si muoveva compulsamene. La ragazza si avvinghiò con le gambe attorno alla vita di lui e insieme, come un corpo solo andavano avanti e dietro a ritmo sostenuto. Sembravano finti, come quei pupazzi che si mettono a ballare appena accendi la musica.
Peppe si svegliò nel cuore della notte rivolto sul marciapiede. Aveva freddo, tanto freddo, cominciò a tremare, i denti gli battevano. Capì che era nudo, completamente nudo. Cercò di tirasi su ma una fitta al pene lo fece urlare. Non poteva muoversi! Da quando era arrivato in questa città non era riuscito a muoversi! Era incazzato nero e non poteva fare niente.
Cazzo non passava nessuno di là! Era solo! Da quando era arrivato in questa città che era solo.
“Voglio tornare a casa!!” ululò Peppe solo, sdraiato su un marciapiede illuminato da un lampione giallo.
E intanto pensava: 'Ad acqua o profumato alla frutta?'
Aveva smesso di piovere e la città silenziosa brillava nell’asfalto bagnato.