mercoledì 19 dicembre 2007
mercoledì 12 dicembre 2007
Apro gli occhi nel chiaroscuro della mia stanza.
E' mattina e mi basta alzare la tapparella per scorgere un cielo azzurro limpido e il sole che illumina la strada.
Una piacevole sensazione mi fa intuire che questa sarà per me una splendida giornata.
Colazione: più saporita del solito.
Musica: la carica giusta.
I soliti riti mattutini: danzanti.
Esco.
Il sole è svanito, l'azzurro si è ingrigito, fa freddo ma camminare mi scalda.
Oggi ho un colloquio e, nonostante ieri ero agitata, mi sento positiva.
Vero, ieri ero sfiduciata. Ho avuto un po' di risposte negative ultimamente. I colloqui! Io sono pessima. Non so perché ma... di solito il mio curriculum fa una buona impressione, invece ogni volta che mi presento al famoso colloquio...niente, faccio sempre l'impressione di essere un incompetente. Ma cosa può essere? Il mio modo di vestire? Il mio modo di truccarmi? L'impaccio nel mio modo di parlare? Boh... qualcosa sarà o forse tutto questo.
Oggi però, non so perché, ho voluto prevenirmi e ho indossato degli stivali al posto delle vecchie e usurate scarpe da ginnastica, ho evitato le mie solite calze sfilate dai buchi e ho tracciato solo una sottile linea nera sugli occhi.
Arrivo mezz'ora in anticipo.
Poco più avanti c'è un piccolo parchetto spoglio con delle panchine. Decido che nell'attesa mi fumerò una sigaretta.
Non c'è nessuno, il tempo sembra essersi sospeso. Fa freddo e faccio fatica a costruirmi la mia sigaretta.
Proprio di fronte a me scorgo un vecchietto che, con una mazza in mano, cammina in cerchio. E continua, continua a camminare come se la strada fosse solo quel cerchio.
Io guardo continuamente l'orologio: mancano venti minuti!
Intanto la mia sigaretta è quasi consumata, intanto quel vecchietto continua ancora a camminare in quel cerchio immaginario.
Cosa faccio? Perché continuo ad arrivare in anticipo?
Mi alzo da quella panchina, passo in mezzo al cerchio del vecchio e ricomincio a camminare. Dove vado? Ma poi, cosa importa se arrivo prima?
In quel momento mi chiama un'amica, le dico che sono in anticipo e che forse mi sarei comunque presentata prima, lei mi risponde che invece sarebbe stato meglio presentarsi in orario perché magari prima sarebbero stati occupati. Vero!
Il mio passo allora si fa più lento, passeggio tranquilla e comincio a girare intorno ai palazzi. Ogni tanto passa qualche auto, sempre lentamente.
Finalmente è ora! Citofono, entro infreddolita.
L'atmosfera è tranquilla e subito si instaura un non so ché di familiare. Coincidenze incredibili mi fanno sgranare gli occhi. Sto bene.
E' fatta, mi prendono, comincio la settimana prossima.
Riscaldata e felice esco.
Mi sento carica, cammino come se stessi ad un palmo da terra. La gente che incrocio mi sorride, mi guarda come se sapesse.
Ad un certo punto un lungo tappeto rosso delinea il mio tragitto.
Poi arrivo nella piazza centrale della città, un forte applauso mi giunge da lontano ed io, senza voltarmi continuo a camminare.
Raggiungo una stradina e a terra scorgo una foglia di alloro. Gloria e potenza.
La raccolgo e continuo il mio percorso.
Eccomi a casa. Apro la porta e "One of these days" mi accoglie in casa.
Da ora si festeggia!
E' mattina e mi basta alzare la tapparella per scorgere un cielo azzurro limpido e il sole che illumina la strada.
Una piacevole sensazione mi fa intuire che questa sarà per me una splendida giornata.
Colazione: più saporita del solito.
Musica: la carica giusta.
I soliti riti mattutini: danzanti.
Esco.
Il sole è svanito, l'azzurro si è ingrigito, fa freddo ma camminare mi scalda.
Oggi ho un colloquio e, nonostante ieri ero agitata, mi sento positiva.
Vero, ieri ero sfiduciata. Ho avuto un po' di risposte negative ultimamente. I colloqui! Io sono pessima. Non so perché ma... di solito il mio curriculum fa una buona impressione, invece ogni volta che mi presento al famoso colloquio...niente, faccio sempre l'impressione di essere un incompetente. Ma cosa può essere? Il mio modo di vestire? Il mio modo di truccarmi? L'impaccio nel mio modo di parlare? Boh... qualcosa sarà o forse tutto questo.
Oggi però, non so perché, ho voluto prevenirmi e ho indossato degli stivali al posto delle vecchie e usurate scarpe da ginnastica, ho evitato le mie solite calze sfilate dai buchi e ho tracciato solo una sottile linea nera sugli occhi.
Arrivo mezz'ora in anticipo.
Poco più avanti c'è un piccolo parchetto spoglio con delle panchine. Decido che nell'attesa mi fumerò una sigaretta.
Non c'è nessuno, il tempo sembra essersi sospeso. Fa freddo e faccio fatica a costruirmi la mia sigaretta.
Proprio di fronte a me scorgo un vecchietto che, con una mazza in mano, cammina in cerchio. E continua, continua a camminare come se la strada fosse solo quel cerchio.
Io guardo continuamente l'orologio: mancano venti minuti!
Intanto la mia sigaretta è quasi consumata, intanto quel vecchietto continua ancora a camminare in quel cerchio immaginario.
Cosa faccio? Perché continuo ad arrivare in anticipo?
Mi alzo da quella panchina, passo in mezzo al cerchio del vecchio e ricomincio a camminare. Dove vado? Ma poi, cosa importa se arrivo prima?
In quel momento mi chiama un'amica, le dico che sono in anticipo e che forse mi sarei comunque presentata prima, lei mi risponde che invece sarebbe stato meglio presentarsi in orario perché magari prima sarebbero stati occupati. Vero!
Il mio passo allora si fa più lento, passeggio tranquilla e comincio a girare intorno ai palazzi. Ogni tanto passa qualche auto, sempre lentamente.
Finalmente è ora! Citofono, entro infreddolita.
L'atmosfera è tranquilla e subito si instaura un non so ché di familiare. Coincidenze incredibili mi fanno sgranare gli occhi. Sto bene.
E' fatta, mi prendono, comincio la settimana prossima.
Riscaldata e felice esco.
Mi sento carica, cammino come se stessi ad un palmo da terra. La gente che incrocio mi sorride, mi guarda come se sapesse.
Ad un certo punto un lungo tappeto rosso delinea il mio tragitto.
Poi arrivo nella piazza centrale della città, un forte applauso mi giunge da lontano ed io, senza voltarmi continuo a camminare.
Raggiungo una stradina e a terra scorgo una foglia di alloro. Gloria e potenza.
La raccolgo e continuo il mio percorso.
Eccomi a casa. Apro la porta e "One of these days" mi accoglie in casa.
Da ora si festeggia!
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