lunedì 21 luglio 2008


Gli uomini mi danno cose incredibili ed io....non posso far altro che amarli.

sabato 12 aprile 2008

Questa sera....il caos più inutile mi circondava ed io....ho pensato alle cose più belle da sapere, alle cose più giuste di tutte.
E' la maturazione dell'essere, non più in un agglomerato di niente, ma in una singolarità universale.
Sorrido di cuore. Ho staccato la testa, ho sentito con il petto e la pancia e....tutto l'inutile intorno se n'è andato via.
Tornare alla natura più primitiva è la spiegazione a tutto...il resto è solo nella testa dell'essere umano corrotto da se stesso.

giovedì 3 aprile 2008


Che la gente non stia bene, questo è assodato.
In una bella mattina assolata sono uscita solo per il gusto di camminare, di godermi quell'aria primaverile che rende frizzante gli animi.
Camminavo e camminavo immersa nella musica che, come al solito, mi accompagna sempre.
Ad un certo punto, un uomo sulla quarantina, ben vestito e distinto che in quel momento era seduto sul suo scooter mi guarda e mi chiede: "Scusi signorina, posso farle una domanda?"
Io mi fermo e guardandolo nei suoi occhi azzurro ghiaccio gli rispondo di si.
"Lei, si è mai esibita?" mi chiede con tutta la tranquillità del mondo. Ed io, con altrettanta tranquillità e anche ingenuità gli rispondo: "Sinceramente no, anche se non ho ben capito cosa intende.... "
"Dunque, le spiego chiaramente: a me farebbe molto piacere poterla guardare senza veli. Le dico subito che tra noi ci sarà un rapporto di anonimato poiché io sono sposato con un figlio. Le condizioni le decide solo lei....sono disposto a pagarti profumatamente per questo ".
Io continuo a guardarlo in quegli occhi che sembrano sgranarsi sempre di più ad ogni parola che emetteva.
"Sinceramente non credo che io possa aiutarla in questo, non vedo per quale motivo dovrei farlo con una persona che ferma la gente per strada...." gli risposi fermamente.
"Le dico la verità, io non ho mai fatto nulla di tutto ciò in vita mia, glielo assicuro" mi disse, ma visto la normalità con cui mi aveva fatto quella proposta, non credetti alle sue parole.
"Se può esserti utile a sentirsi più sicura" continuò "può sempre portare una sua amica".
Hai capito!! E questo vorrebbe farsi la seratina a luci rosse, magari anche in tre, pensai.
Continuai a guardarlo negli occhi senza emettere alcun suono e a quel punto lui terminò il discorso: "Facciamo una cosa, se magari ci ripensa, questo è il mio numero di telefono" estrasse un bigliettino da visita dalla tasca della sua giacca e me la porse....In quel momento lessi "Avvocato".
Presi quel bigliettino e lo salutai, mentre lui, guardandomi dalla testa ai piedi ribadì: "Complimenti signorina, lei è proprio una bella ragazza".
Lo ringraziai, mi voltai e continuai la mia passeggiata.
In un certo senso quel tipo mi turbò e allora ritornai per la strada di casa....
Non riuscii a pensare ad altro durante il mio ritorno.
Dico io, ma con tante puttane che ci sono e che hanno bisogno di soldi, questo si mette a fermare ragazze per strada? Forse non si rende conto del pericolo che può correre? Giuro che gliela farei pagare!
Tornai a casa, estrassi quel biglietto da visita dalla tasca del mio cappotto e non lo gettai via ma lo misi in un cassetto.
Molti giorni dopo, mi rivenne in mente quel tipo, i suoi occhi color ghiaccio, il suo modo inquietante di parlare, mi rivenne in mente il piccolo casco che era ai suoi piedi in quel momento.
Presa da un impulso incontrollabile, tirai fuori quel biglietto da visita dal cassetto, presi il telefono e digitai il numero.
Parliamo, si ricorda di me....ci diamo appuntamento. Lui da vero professionista mi dà l'indirizzo di un albergo.
Giungo in questo posto, abbastanza in periferia, abbastanza desolato come albergo.
Come da accordo, attendo una sua telefonata che, puntuale, arriva appena sono lì davanti. Mi dice il numero della camera, salgo.
Busso e subito mi apre lui, vestito nel suo classico abito pseudo-formale e un sorriso da cane affamato.
Non c'è tempo per le chiacchiere e lui mi dice subito di spogliarmi.
Io ribatto: "Non dovevo essere io a decidere le condizioni?"
"Certo" sorrise maliziosamente lui "come vuole, ordini pure".
Io non mi faccio pregare e dalla borsa estraggo un foulard e gli dico: "Sdraiati sul letto, se non ti dispiace ti lego le mani"
"No! Aspetta, ok, legami pure ma....almeno una mano lasciamela libera altrimenti...." mi risponde facendomi un gesto.
Io acconsento e gli lego solo una mano alla spalliera del letto e lo faccio in modo che lui non possa liberarsi.
A quel punto comincio lentamente a spogliarmi.
Inizio dalla maglia, ogni mio movimento è lento e deciso.
Lui comincia a slacciarsi i pantaloni.
Io intanto continuo con la gonna, poi le calze e lentamente rimango in lingerie.
"Fatti toccare, toccami" comincia a delirare lui in preda all'eccitazione.
Lo guardo con un ghigno e senza levargli gli occhi di dosso salgo in piedi sul letto e gli punto il tacco a spillo al centro del petto esercitando una forte pressione.
Lui mi guarda dal basso con gli occhi impauriti, poi mi siedo a cavalcioni su di lui e gli sfilo con decisione la cintura.
Faccio in tempo a svincolarmi da un suo tentativo di afferrarmi un polso.
A quel punto lo colpisco, lui urla.
E' stato tutto un attimo, la porta della camera si spalanca rumorosamente.
"Polizia!"
Mi giro. Due uomini in divisa corrono a intrappolarmi.
Cerco di divincolarmi ma so che è tutto inutile. I due mi trascinano fuori fino all'auto.
La sirena accompagna la corsa verso il loro covo che aspetta di punirmi.
Mi hanno fottuto, la mia sete di vendetta mi è andata di treverso.
Il ragno ha prima tessuto la sua ragnatela e poi, per un tragico evento del destino è rimasto incastrato nella sua stessa trappola.
Ed eccomi qui....è finita!

mercoledì 12 marzo 2008

mercoledì 23 gennaio 2008

Passione. E nient'altro.
Bene. E nient'altro.
Tutto. E nient'altro ancora.

mercoledì 19 dicembre 2007

mercoledì 12 dicembre 2007

Apro gli occhi nel chiaroscuro della mia stanza.
E' mattina e mi basta alzare la tapparella per scorgere un cielo azzurro limpido e il sole che illumina la strada.
Una piacevole sensazione mi fa intuire che questa sarà per me una splendida giornata.
Colazione: più saporita del solito.
Musica: la carica giusta.
I soliti riti mattutini: danzanti.
Esco.
Il sole è svanito, l'azzurro si è ingrigito, fa freddo ma camminare mi scalda.
Oggi ho un colloquio e, nonostante ieri ero agitata, mi sento positiva.
Vero, ieri ero sfiduciata. Ho avuto un po' di risposte negative ultimamente. I colloqui! Io sono pessima. Non so perché ma... di solito il mio curriculum fa una buona impressione, invece ogni volta che mi presento al famoso colloquio...niente, faccio sempre l'impressione di essere un incompetente. Ma cosa può essere? Il mio modo di vestire? Il mio modo di truccarmi? L'impaccio nel mio modo di parlare? Boh... qualcosa sarà o forse tutto questo.
Oggi però, non so perché, ho voluto prevenirmi e ho indossato degli stivali al posto delle vecchie e usurate scarpe da ginnastica, ho evitato le mie solite calze sfilate dai buchi e ho tracciato solo una sottile linea nera sugli occhi.
Arrivo mezz'ora in anticipo.
Poco più avanti c'è un piccolo parchetto spoglio con delle panchine. Decido che nell'attesa mi fumerò una sigaretta.
Non c'è nessuno, il tempo sembra essersi sospeso. Fa freddo e faccio fatica a costruirmi la mia sigaretta.
Proprio di fronte a me scorgo un vecchietto che, con una mazza in mano, cammina in cerchio. E continua, continua a camminare come se la strada fosse solo quel cerchio.
Io guardo continuamente l'orologio: mancano venti minuti!
Intanto la mia sigaretta è quasi consumata, intanto quel vecchietto continua ancora a camminare in quel cerchio immaginario.
Cosa faccio? Perché continuo ad arrivare in anticipo?
Mi alzo da quella panchina, passo in mezzo al cerchio del vecchio e ricomincio a camminare. Dove vado? Ma poi, cosa importa se arrivo prima?
In quel momento mi chiama un'amica, le dico che sono in anticipo e che forse mi sarei comunque presentata prima, lei mi risponde che invece sarebbe stato meglio presentarsi in orario perché magari prima sarebbero stati occupati. Vero!
Il mio passo allora si fa più lento, passeggio tranquilla e comincio a girare intorno ai palazzi. Ogni tanto passa qualche auto, sempre lentamente.
Finalmente è ora! Citofono, entro infreddolita.
L'atmosfera è tranquilla e subito si instaura un non so ché di familiare. Coincidenze incredibili mi fanno sgranare gli occhi. Sto bene.
E' fatta, mi prendono, comincio la settimana prossima.
Riscaldata e felice esco.
Mi sento carica, cammino come se stessi ad un palmo da terra. La gente che incrocio mi sorride, mi guarda come se sapesse.
Ad un certo punto un lungo tappeto rosso delinea il mio tragitto.
Poi arrivo nella piazza centrale della città, un forte applauso mi giunge da lontano ed io, senza voltarmi continuo a camminare.
Raggiungo una stradina e a terra scorgo una foglia di alloro. Gloria e potenza.
La raccolgo e continuo il mio percorso.
Eccomi a casa. Apro la porta e "One of these days" mi accoglie in casa.
Da ora si festeggia!